SOWETO

In Africa, nell’incandescente terra del Kenya, c’č una grande metropoli: Nairobi.

È una grande città, con i suoi grattacieli svettanti verso il cielo; ma questo aspetto è quello della città dei ricchi, del loro mondo.

Oltre, in un’altra zona della città, questi enormi palazzi di cemento lasciano il posto ad un’altra realtà: una dimensione di baracche, ardenti d’estate e gelide d’inverno, separate tra loro forse soltanto da stretti vicoli squallidi per la sporcizia: è il mondo della miseria, è il mondo dei poveri africani che popolano questa baraccopoli: Soweto è il suo nome.

Ci sono due aspetti di Nairobi che stranamente convivono in questa città: giunge, improvviso, l’arcobaleno con i colori della bandiera del Kenya: nero, bianco, rosso, di nuovo bianco e poi verde; variopinto spettacolo che traccia il confine tra la ricchezza e la miseria.

Una donna africana si delinea: trasporta due brocche d’acqua: una sulla testa, l’altra in mano e tiene il suo bambino assicurato al fianco; ma questo stato non provoca in lei un sentimento di vergogna, poiché è fiera di come riesce a garantire la sopravvivenza per lei stessa, per suo figlio e forse ancora per altre persone che, come lei, vivono nella baraccopoli.

Ma Soweto non è l’unico aspetto tragico della miseria del mondo: in tutte le culture e a tutte le latitudini, possono esistere simili situazioni di povertà.

Si può essere bianchi, orientali, negroidi ed altri ancora, ma la povertà non fa distinzioni di razza; quando arriva e persiste, anche se da un lato può rafforzare i legami tra le persone, da un altro provoca, purtroppo, sofferenza, depressione e tristezza. I volti dei bambini appartengono a razze umane diverse ma c’è un particolare che li accomuna: l’assenza di sorriso in questi volti infantili denota una grande, tragica tristezza: in lontananza, forse vedono quegli alti grattacieli stagliarsi all’orizzonte ma, quando abbassano lo sguardo, soltanto luride baracche (favelas e bidonvilles) ribadiscono la loro tragica realtà.

Walter Storri

olio su tela 50x70 (2004)